"Racconti di Terra" - Sculture in ceramica RakuArturo Vercellino critico e storico d'arte

Dopo i lusinghieri successi ottenuti a Ponzone e Orsara Bormida, Renza Laura Sciutto espone a Visone, nell’Oratorio di San Rocco, dal 19 giugno (inaugurazione ore 17.30) al 3 luglio 2011: una mostra di ceramiche raku, organizzata dall’Associazione culturale Vallate Visone Caramagna, con il patrocinio della Provincia di Alessandria, in cui non mancano certo interessanti novità, frutto della recente produzione.

Il percorso proposto è variegato ed è facile indovinare un’insolita aspirazione ad innovare e sperimentare. La Sciutto ha raggiunto esiti di rara qualità e prestigio avvalendosi, con accresciuta esperienza e sicura padronanza, di una lavorazione, dalle antiche origini giapponesi, in grado di esaltare originalità e bellezza nella naturale semplicità delle forme. Questa tecnica, dagli esiti spesso imprevedibili, fa sì che i quattro elementi (terra, fuoco, aria e acqua) diventino artefici al pari dell’artista.

D’altronde il carattere stesso di Renza, misurato ma effervescente, comunicativo e mai scontato, ben si sposa con il tasso di casualità da cui hanno origine i risultati che contrassegnano l’unicità delle opere. Esse sono forgiate con interventi immediati, segnati dalla voglia trascinante del contatto fisico con la materia che rivela una appassionata partecipazione. L’equilibrio formale distingue maggiormente la serie delle anfore e dà vita a chiare proporzioni concretizzate da una fruttuosa ansia espressiva, che è alla base della iniziale “scintilla”.

Sono ceramiche duttili e ricercate, scandite con purezza ed eleganza nelle loro linee flessuose, nelle morbide curve che le frequenti contaminazioni, dovute all’inserimento di rottami metallici di recupero, in questo modo riqualificati, rendono ancora più singolari.

Non mancano altri elementi di interesse e curiosità: piatti e vasi, incisi da aspre lacerazioni, palesano, anche nei dettagli, una sorprendente carica inventiva e un appropriato gusto pittorico. In ogni caso è sempre la realtà, la sua attenta osservazione o il racconto che la rende viva, a fare da richiamo. Figure umane, animali, oggetti diventano, trasformati da un estro vivace, immagini appartenenti ad un mondo fantastico, in cui tutto è pervaso da una patina pungente, melanconica o giocosa. Davanti a un gufo, a una civetta, degni delle rappresentazioni di Franz Marc, si ha la sensazione di essere calati in un regno magico: sottratti a sfondi consueti, muti, essi sembrano tesi a scrutare lo spettatore come per invitarlo a guardare il mondo con la stessa trasparenza del loro sguardo.

L’esuberanza artistica di Renza si coglie, soprattutto, nei suoi personaggi che sanno comunicare sogni, speranze, illusioni, fatiche e sofferenze di una quotidianità reinventata in una dimensione surreale. Sono attori senza maschera ma lo stesso efficaci nelle forme essenziali, i cui spunti espressionistici forzano ironicamente l’impianto naturalistico. I colori bruciati o rilucenti, bruni scuri, rossi, bianchi striati emergono da un linguaggio elementare ed istintivo ispirato, per l’occasione, anche dalla avvincente descrizione di tipiche figure della Visone di un tempo. Uno dei tanti pretesti dai quali prende sovente forma la poesia tattile di Renza, una poesia impastata di terra come le parole e i gesti impolverati che sa fare riemergere dalla memoria collettiva. Straordinariamente, nelle sue opere si incontrano la vita e l’arte in un singolare connubio di spontaneità e riflessione, sempre capace di destare sorpresa e di coinvolgere lo spettatore.

Arturo Vercellino - 2011