"Raku ..." - Sculture in ceramica RakuCarlo pesce critico e storico dell'arte

"La tradizione non è semplice atto di custodire e ripetere"  - Kichizaemon, XV Raku

La ceramica è sicuramente una delle tecniche artistiche più interessanti. Essa può essere considerata un’attività di origine antichissima, in quanto già nel neolitico si cominciarono a modellare recipienti d’argilla che poi furono anche decorati.

Le ceramiche, destinate almeno inizialmente a usi pratici, vennero a assumere grande importanza artistica, diventando sinonimo di raffinata e preziosa eleganza. In Cina, ma anche altrove, la ceramica assunse un significato sacro, poiché prodotte con la terra, e quindi cotte dal sole o dal fuoco, tutti elementi naturalistici deificati da molte religioni.

La tecnica tradizionale di lavorazione prevede l’ottenimento di una pasta alla quale viene data una forma con una macchina chiamata tornio. Alla formatura segue la fase di cottura in forni a diverse temperature. Le vernici vengono applicate sull’oggetto crudo e, dopo la cottura, formano uno strato protettivo e impermeabile. 

La ceramica Raku, nata in Giappone verso la fine del XVI secolo, è ottenuta attraverso una particolare tecnica di realizzazione che la differenzia non poco dagli altri modi di fare ceramica. Se dobbiamo cercare un pregio nel modesto romanzo di Baricco dal titolo Seta, lo troviamo nell’evocazione del silenzio che pervade la cultura Giapponese, un silenzio che spesso è l’unico protagonista di cerimonie fatte di gesti misurati e precisi. Il silenzio è un’ essenziale componente filosofica alla base di molte attività, tra le quali la cerimonia del tè. La ceramica Raku ebbe vita proprio per ottemperare a un’esigenza apparentemente semplice, offrire una tazza di tè e berne il contenuto, che si ammanta di valori profondi religiosi e filosofici. Per questo i creatori delle tazze che contenevano il tè divennero molto famosi e i loro oggetti così preziosi da essere preferiti  a ben più cospicue ricchezze. Le tazze di Chojiiro, il maestro che per primo forgiò un oggetto Raku, e successivamente gli oggetti elaborati dalle altre dinastie, sono autentici prodotti artistici, dei manufatti che  possono essere considerati unici perché perseguono un’espressione artistica puramente individuale, un esempio che non trova paragoni nel contesto storico universale.

Una errata interpretazione della ceramica Raku, deriva dalla traduzione del suo ideogramma che significa gioia comoda, semplice, questo porta a pensare che la ceramica Raku sia facile da realizzare, ma non è così. Nella ceramica Raku non si usa mai il tornio, vengono adoperate soltanto le mani per lasciare libera la sensibilità dell’artista e per trasmettere quel calore e quel sentimento che sono prerogativa di un simile atteggiamento. Infine, anche la cottura – di una singola tazza – avviene con un forno a mantice con l’estrazione dell’oggetto mentre lo smalto è ancora incandescente. 

Renza Laura Sciutto adopera da un decennio la tecnica Raku. Le sue opere sono particolari in quanto, alla ceramica, vi associa elementi di recupero in metallo, elementi che introduce durante la foggia o in un secondo tempo. Concetto Fusillo ha alle spalle una vasta esperienza di ceramista e si è avvicinato alla tecnica Raku da qualche anno, seguendo un percorso di perfezionamento che lo ha condotto a seguire questa tecnica, più immediata e elegante. 

I due artisti hanno percorsi molto differenti, ma sono uniti dall’idea di valorizzare un’esperienza capace di trasformare la materia qualcosa di bello. La ceramica, in fondo, nella loro visione estetica, è un mezzo per poter affermare l’unicità dell’opera d’arte. L’unione di questi due artisti è sottolineata dalla volontà di affermare una tecnica che ha trovato riconoscimento grazie alle sua serietà, cui però è difficile cogliere, almeno in occidente, la sua peculiarità artistica. Grazie all’arte, o almeno, grazie a ciò che si intende con questa definizione, è possibile mantenere celate le manifestazioni esteriori della tecnica, quasi sconvolgenti di fronte a una mentalità pragmatica – e, purtroppo, utilitaristica – come la nostra, per focalizzarsi sulla libertà di azione, così raggiungibile nel gesto creativo, che dà immediata impostazione a una propria e ben riconoscibile fisionomia. Una libertà che risulta spaziare entro regole ben precise e che crea oggetti preziosi di ottima esecuzione e di impegnativa realizzazione.

Non si tratta di prodotti artigianali, si tratta di prodotti, come avrebbe detto William Morris, di “arte/artigianato” e dunque prodotti esclusivi, dalla diffusione molto limitata. Non interessa, almeno in questa sede, analizzare i singoli prodotti, di Concetto Fusillo e Renza Laura Sciutto, conviene osservarli nella loro completezza, individuando il tema della loro azione creativa. Si percepisce la volontà di cogliere l’attimo in cui si sciolgono gli smalti, fotografando il momento in cui la materia si divide tra naturalismo e informe. Gli oggetti, in quanto tali, sono manifestazioni di un naturalismo di fondo, spesso assai recepibile, che mischia una sensazione che porta a indagare l’alba della materia, un qualcosa che contribuisce a manifestare la poesia della sostanza originaria che pervade ogni individualità, una poesia alla quale non importa se proprio l’individualità in questione appartiene al mondo vivente o meno, divinità o presenza miracolosa, di fronte alla quale gli artisti si pongono pronti a manipolarla con entusiasmo, a trarne indefinibili meraviglie, dominati da un moto di estasi che rende la materia qualcosa di gravido di umori e di estremamente vitale.

Carlo Pesce - 2011