Piera Piombo, critica d'arteRenza Laura Sciutto - ceramiche raku

Osservando le opere di Renza Laura Sciutto si resta immediatamente colpiti dall’equilibrio tra creatività e rigore espressivo, dalla padronanza di tecniche e materiali, dalla sensibilità rivelata nella precisa scelta dei colori. L’artista ha iniziato il suo percorso negli anni ’90 realizzando dapprima maschere e grandi candelabri, per passare poi alla produzione di vasi dalle superfici ben levigate, di piatti e formelle di varie dimensioni, di oggettistica d’uso e da regalo privilegiando la tecnica raku.

Da sempre attenta al discorso uomo-natura-ambiente nella costante ricerca di un’armonia spontanea e di una possibile soluzione ai problemi, R.L. Sciutto crea sculture che rappresentano una felice sintesi del suo modo di interpretare la realtà, in cui spesso è la natura stessa a divenire protagonista assoluta: è così che prendono vita forme che evocano organismi unicellulari, colonie di alghe, vorticelle che inglobano i rifiuti dell’uomo, oggetti corrosi dal tempo nelle cui fessure si insinuano vegetazioni o nidificano insetti, simbolo della ribellione e della rivincita di una natura spesso offesa e ferita all’intervento dell’uomo, ma anche canneti che sembrano muoversi al soffio del vento, gufi che ci scrutano impassibili.

La passione con cui si accosta ed interviene sulla materia la spinge ad un continuo studio e sperimentazione di nuove tecniche (raku nudo, terre sigillate, gres); ma la sua espressività si rivela anche nella riutilizzazione di materiali ed oggetti (vecchi ferri arrugginiti, rottami di attrezzi agricoli, pezzi d’ingranaggi) che sapientemente accostati ed inseriti assumono un’originale funzione estetica, pur mantenendo inalterata la coerenza con il passato.

Da sottolineare l’uso personale degli smalti, scelti nelle tonalità scure e metallizzate, i cui contrasti cromatici esaltano e valorizzano l’essenzialità delle forme, rivestendo le superfici senza mai coprirle del tutto per lasciar trasparire il caldo colore dell’argilla. I suo vasi-personaggio acquisiscono, nella sobrietà delle forme una loro autonomia espressiva grazie ad un solo particolare che suggerisce l’idea di un vecchio o di un bambino, di un uomo o di una donna. 

I lavori più recenti, prettamente figurativi rappresentano ballerine, modelle, anacoreti, maternità che richiamano alla memoria idoli ed amuleti preistorici, simbolo della fecondità e della vita che si rinnova. Sono forme che, nella loro staticità e nella loro eleganza volumetrica, soddisfano le esigenze estetiche anche per l’originalità e l’accuratezza dei decori. In esse il volto non è mai delineato: basta un movimento o la curvatura di un corpo o ancora il drappeggio di un abito a far si che tali soggetti si animino dinnanzi a noi e quasi ci sembra di essere li, seduti insieme ai due vecchi a ragionare sul tempo passato e sul significato della vita.

L’artista, che ha presenziato a molte manifestazioni e rassegne dove si è imposta con i suoi lavori ricevendo consensi e premi, si è recentemente aggiudicata il Premio della Provincia di Alessandria nella XIII edizione del Premio nazionale di scultura Cesare Pavese per l’opera “Talino” ispirato ad un personaggio del romanzo “Paesi tuoi” di C. Pavese; perché, come afferma Hermann Hesse “ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine, creata dall’artista rimane sempre immutabilmente la stessa”

Piera Piombo - 2009